KURDISH INFO BOLLETTINO
Aprile / Maggio 2008
•Operazioni militari in Kurdistan perdurano
•IHD: preoccupante la situazione di Abdullah Öcalan.
•Nessuna attuazione delle raccomandazioni del CPT
•Perquisizione a Giessen
•Il Presidente del DTP esce di prigione
•Il DTP teme una balcanizzazione
•L’Avvocato inglese fa visita a Ocalan
•Demirtas si è dimesso dalla direzione del partito
•L’HPG smentisce la cattura di tre responsabili del PKK
•JÜRGEN GOTTSCHLICH: Manifestazioni del 1. Maggio brutalmente represse
•Attacchi coordinati turco-iraniani su Kandil
•Comunicato stampa di KNK
•Dichiarazione del KCK sull’attacco aereo a Kandil
•Il PUK impedisce l’accesso di giornalisti
•Bombardamento ed embargo
Operazioni militari in Kurdistan perdurano
Hpg-online, 17./18.4.2008 - Aerei da combattimento dell'aeronautica turca hanno attaccato la zona di Xakurke, nel Kurdistan meridionale. L'attacco è durato 45 minuti, ma non ha provocato vittime. Sono stati interessati principalmente 5 villaggi; i voli di perlustrazione perdurano. Il 10 aprile l'esercito turco ha iniziato un'operazione nelle zone Sehit Yilmaz e Findike/Gabar. All' 1 di notte, la guerriglia ha fatto un contrattacco, durante il quale sono stati uccisi 2 soldati e feriti altri 4. Il 16 aprile l'esercito ha condotto un'altro attacco nelle zone Aslan, Sehit Aydin, Komando Hügel e TRT, sui monti di Gabar. In un contrattacco della guerriglia sono stati uccisi 2 soldati e altri 7 sono stati feriti. Il 16 aprile l'esercito ha condotto un'operazione ad Amed, nella zona Sehit Kendal, nelle località Malagir, Serê Duavê e Kani Puskul. Durante le operazioni, verso sera, la guerriglia ha contrattaccato nelle vicinanze del villaggio di Sêlima uccidendo 2 soldati e ferendone altri 3. L'esercito sta impiantando altri campi a Sirnak/Botan.
IHD: Preoccupante la situazione di Abdullah Öcalan.
ANF, 18.4.2008, In una manifestazione ad Istanbul sulle violazioni dei diritti umani nelle carceri turche, la commissione carceraria dell’IHD ha fatto presente la preoccupante situazione di Abdullah Öcalan. Secondo quanto dichiarato da Sevim Kalman dell'IHD, Ocalan si trova da nove anni sull'isola prigione di Imrali in isolamento. L'IHD attribuisce al Ministero della Giustizia e alla direzione generale dei penitenziari le colpe del peggioramento della situazione carceraria. Sembra che si persegua una politica che comporta la morte de reclusi. Torture e perquisizioni sarebbero all'ordine del giorno.
Nessuna attuazione delle raccomandazioni del CPT
ÖP, 21.4.2008, Ad oggi il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d'Europa (CPT) ha verificato quattro volte le condizioni della prigionia di Ocalan a Imrali. Nonostante la constatazione che Ocalan è esposto a severe condizioni di isolamento, nessuna delle raccomandazioni allo stato turco è stata seguita. Dopo le verifiche degli anni 1999, 2001, 2003 e 2007, il CPT aveva raccomandato il suo trasferimento in altra prigione, di concedergli il permesso di avere la TV e il telefono e di sottoporlo a esami medici. Inoltre doveva aver accesso a libri e poter essere visitato senza limitazioni dal suo difensore e dalla famiglia. La zona per l’ora d’aria sarebbe troppo ristretta, la radio ha frequenza limitata ad un unico canale e non ha alcuna possibilità di praticare attività sportive.
Perquisizione a Giessen
ANF, 21.4.2008 L'abitazione del musicista kurdo Mehmet Hezexi a Gießen è stata perquisita all'improvviso. Già nel 2006 la sua abitazione era stata perquisita due volte. All'ANF, Mehmet Hezexi ha dichiarato che la polizia si è presentata alle 7 di mattina, in sua assenza. Hanno creato molto disordine e impaurito i suoi 3 figli. Si accusa il 41-enne Mehmet Hezexi di essere membro del PKK e di raccogliere fondi per conto di tale organizzazione.
Il presidente del DTP esce di prigione
AP/ANF, 28.04.2008, La corte militare turca ha fatto uscire di prigione il presidente del partito filo-kurdo DTP, Nurettin Demirtas. A Demirtas, in prigione da dicembre, è rivolta l’accusa di aver fornito falsi certificati medici per non svolgere il servizio militare. In Turchia tutti i giovani maschi di oltre 20 anni devono svolgere fino a 15 mesi di servizio militare. Possono essere dichiarati non idonei per ragioni di salute.
Demirtas rischia sino a cinque anni di detenzione. Demirtas è stato già dal 1993 al 2005 in prigione per appartenenza al PKK. A novembre scorso è stato eletto presidente del DTP. Dopo la sua scarcerazione è stato affidato ad un’unità militare.
DTP teme una balcanizzazione
ANF, 29.04.2008, Nel corso di una riunione del gruppo parlamentare del DTP, il presidente del gruppo, Ahmet Türk, si è espresso sugli attacchi fascisti a Sakarya.
Türk ha sottolineato come questi attacchi fossero organizzati e pianificati. Solo grazie al senso di responsabilità dei partecipanti alla manifestazione kurda si è potuto evitare una vera e propria catastrofe. Dovesse il nazionalismo non arrestarsi, vi sarà una balcanizzazione del Paese.
Inoltre, Türk si è espresso sugli sviluppi futuri in Turchia: “Si tratta di capire se la Turchia voglia essere una terra di pace, democrazia, libertà e giustizia, oppure se voglia sprofondare nell’oscurità del Medioevo.
Abbiamo detto che le operazioni militari devono fermarsi, non ci deve essere guerra; cosa hanno fatto? Ci hanno mandato i carri armati. L’otto marzo e in occasione del Newroz abbiamo gridato “Viva la fratellanza tra i popoli”; In cambio abbiamo avuto solo colpi d’arma da fuoco, percosse, uccisioni e arresti. Hanno cercato di farci tacere. In alcuni luoghi sono state colpite le madri, in altri è capitato, come a un ragazzo di 15 anni, che fosse spezzato un braccio. “
L’aggressione a Sakarya è opera di un gruppo della destra nazionalista. Il governatore della città ha sottovalutato la situazione e questo gruppo ha potuto operare indisturbato per oltre cinque ore. E’ chiaro lo scenario e la dimensione del nazionalismo, razzista e sciovinista, in Turchia. I gruppi nazionalisti non agiscono spontaneamente, sono stati mandati da forze che si sono messe in movimento.”
Avvocato inglese da Ocalan
ANF, 30.04.2008, Oggi, mercoledì, il suo avvocato inglese ha incontrato Abdullah Öcalan sull’isola-prigione di Imrali. Era accompagnato dal fratello di Abdullah Öcalan, Mehmet, dall’avvocato Ömer Günes e da un interprete.
Demirtas si è dimesso dalla direzione del partito
ANF, 30.04.2008 - Nurettin Demirtas si è dimesso per ragioni di natura giuridica dal suo ruolo di co-presidente del DTP. Demirtas era stato rilasciato dopo cinque mesi di detenzione e consegnato ad un’unità militare. Come ha avuto modo di spiegare suo fratello, Selahattin Demirtas, parlamentare del DPT, le sue dimissioni si sono rese necessarie per non dover incorrere in ulteriori procedimenti giudiziari.
L’HPG smentisce la cattura di tre responsabili del PKK
ANF, 30.04.2008, Le Forze di Difesa Popolare (HPG) hanno categoricamente smentito la notizia, diffusa dai media turchi, secondo la quale nel corso di un’operazione i servizi segreti avrebbero catturato nel Kurdistan meridionale tre dirigenti del PKK, portandoli poi in Turchia. Anche le notizie di dissidi all’interno del PKK sono inventate di sana pianta.
JÜRGEN GOTTSCHLICH :Manifestazioni del 1. Maggio brutalmente represse
Taz, 01.05.2008, stato d’emergenza ad Istanbul.
La polizia turca è brutalmente intervenuta nel corso di pacifiche manifestazioni del primo maggio. Numerosi sindacalisti sono stati arrestati.
“ Qui è come in guerra”. Si tiene stretta la sua videocamera un turista tedesco accorso dal vicino hotel Hilton. La polizia è intervenuta con gas lacrimogeni e potenti getti d’acqua contro migliaia di dimostranti. Con estrema durezza vengono attaccati pacifici dimostranti che cercano di raggiungere piazza Taksim per la manifestazione del primo maggio.
E’ una città letteralmente in stato d’assedio. Per evitare che l’annunciato mezzo milione di persone raggiunga il centro della città per partecipare alla manifestazione convocata dai sindacati sono state chiuse le linee dei traghetti che collegano la parte asiatica della città con quella europea.
Molti autobus non sono partiti e sono state chiuse due linee della metropolitana. Sebbene il governo si sia rifiutato di considerare il primo maggio giorno di festa come in Europa, la maggior parte dei negozi, così come le scuole, sono rimasti chiusi.
Nonostante i mille impedimenti, sin dal primo mattino migliaia di sindacalisti di sinistra del DISK si sono radunati per dar luogo a un corteo, che sarebbe arrivato sino a piazza Taksim. La polizia ha attaccato con gas lacrimogeni e getti d’acqua già dalle sette del mattino. Nel frattempo altri sindacalisti si trovavano nella sede centrale del sindacato, bloccati dalla polizia.
Il governo ha dichiarato che il territorio intorno a piazza Taksim è tabù.
La disputa per la piazza centrale assume un alto valore simbolico. 31 anni fa, nel corso di una manifestazione del primo maggio , in seguito a una provocazione di alcuni gruppi estremisti di destra, l’intervento della polizia causò 36 morti. Già l’anno scorso i sindacati, in ricordo dei compagni morti, cercarono invano di manifestare in piazza Taksim. Ora non vogliono essere privati di questo diritto.
Da tutti i lati della piazza, nonostante il divieto, sbucano singoli gruppi, bloccati dal massiccio intervento della polizia. E non si tratta solo del valore simbolico della piazza. Sotto la pressione del fondo monetario internazionale ed in presenza di cattive notizie nel campo dell’economia, il Governo Erdogan ha approvato la cosiddetta riforma sociale, che peggiora sensibilmente le condizioni dei lavoratori, nonostante la forte opposizione dei sindacati.
In questa riforma si è elevata sensibilmente l’età pensionabile e si è fortemente ridotta la quota di competenza dei datori di lavoro per le assicurazioni sulle malattie dei lavoratori.
Erdogan ha insultato i sindacalisti, definendoli gregari della società, Queste scaramucce verbali avevano già avvelenato l’atmosfera.
Sono stati chiamati a Istanbul poliziotti da diversi parti della Turchia. Politicamente la giornata di ieri sarà per il governo una vittoria di Pirro.
Attacchi coordinati turco-iraniani su Kandil
Secondo le affermazioni del portavoce del PKK Ahmed Denis sono in atto attacchi coordinati turco- iraniani su Kandil. Nell’attacco di ieri, durato oltre tre ore, sono stati usati decine di aerei da guerra. Non vi sono state perdite del PKK. Denis ha, inoltre, dichiarato: “ Ci risulta da nostre informazioni di un incontro avvenuto il 30 aprile tra l’Iran e la Turchia. L’obiettivo dell’incontro era quello di fissare obiettivi da attaccare, partendo dal territorio iraniano.“
Mentre continuava l’attacco, Necirvan Barzani capo del governo del Kurdistan meridionale, ha rilasciato a Hewler una dichiarazione. Precedentemente Barzani aveva avuto un incontro a Baghdad con una delegazione turca. Barzani ha dichiarato che l’incontro ha trattato temi cari alla parte turca, quali la sicurezza, il commercio e le questioni sociali. L’incontro ha avuto un buon esito ed è stato il migliore diuna serie di dieci riunioni: queste le parole di Barzani. É stato raggiunto un consenso per creare un meccanismo capace di risolvere i problemi esistenti. Nei prossimi giorni è attesa una visita di Barzani in Turchia.
Il presidente iracheno Talabani ha espresso la sua soddisfazione per questo incontro. Anche Erdogan, in un messaggio inviato al suo collega iracheno Al-Maliki, ha valutato positivamente questi sviluppi e ha espresso il desiderio di fare una visita prossimamente in Iraq.
Non vi è stata dunque nessun condanna degli attacchi aerei turchi sul territorio iracheno del Kurdistan meridionale, né da parte del governo del Kurdistan meridionale né da parte di quello centrale di Baghdad.
Comunicato Stampa del KNK: all’opinione Pubblica
KNK,03.05.2008, Lo stato turco non cessa di condurre operazioni militari nelle aree di frontiera della regione del Kurdistan iracheno. Nella notte del 2 maggio, l'esercito turco ha condotto ancora una volta un'incursione aerea contro postazioni del Partito per una Vita Libera in Kurdistan (PJAK). In tale attacco sono state utilizzate armi chimiche e hanno perso la vita 6 giornalisti (membri dell'ufficio-stampa del PJAK).
La Turchia non riconosce alcun diritto derivante da norme internazionali di diritto bellico. Secondo le informazioni che ci giungono, il 30 aprile ha avuto luogo una riunione fra rappresentanti turchi e iraniani, vicino al confine in territorio iraniano, al fine di identificare obiettivi da colpire del PJAK.
Vogliamo richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale sul fatto che questa incursione aerea è stata decisa a seguito della riunione svoltasi fra autorità turche, iraniane e irachene, anche in correlazione con le autorità kurde-irachene.
Ciò vuol dire che tali stati si sono messi d'accordo per rompere tutta la lotta in atto a favore della libertà del popolo Kurdo. Occorre sapere che il governo turco dispone di un'autorizzazione di un anno dal suo Parlamento, che scade nell'ottobre 2008, per condurre operazioni militari transfrontaliere contro i Kurdi. Da quella data, gli Stati Uniti, Paese alleato della Turchia in ambito NATO, assistono Ankara fornendole in tempo reale informazioni sui movimenti dei militanti kurdi presenti in territorio iracheno.
Dichiarazione del KCK sull’attacco aereo di Kandil
ANF, 05.05.2008,Il Consiglio esecutivo del KCK in un comunicato scritto ha espresso la propria posizione sui recenti bombardamenti su Kandil, nel Kurdistan meridionale. L’attacco aereo ha colpito il quartiere generale del PJAK e unità di combattimento del PJAK. L’ufficio stampa del PJAK è stato colpito e sei militanti del PJAK sono morti. Di questi, cinque lavoravano all’ufficio stampa. Sono stati colpiti anche villaggi nelle immediate vicinanze e vi sono stati gravi danni materiali. Si legge nella dichiarazione: “si é potuto constatare che nell’attacco aereo sono state usate bombe di costruzione statunitense, sviluppate dopo il 2001, come pure un’arma che contiene diversi gas. Si tratta sicuramente di armi messe al bando dal diritto internazionale di guerra. Esortiamo tutte le organizzazioni che si occupano di diritti umani a promuovere indagini sui territori colpiti e rendere noto l’esito all’opinione pubblica“.
Inoltre viene posta l’attenzione sul fatto che, nella dichiarazione del KCK, contrariamente a quanto dichiarato dallo Stato maggiore turco, non si parla di colpi inferti al PKK, bensì al PJAK. „Oltre alle succitate perdite il PJAK ha dovuto subirne altre. Le cifre che ha reso pubbliche lo Stato maggiore turco e che sono comparse nei media turchi, in riferimento a perdite da parte del PKK, sono completamente false. La violenza usata nelle manifestazioni del 1. maggio contro i lavoratori e l’attacco in quella notte a Kandil fa capire in che modo devono essere represse tutte le forze di opposizione in Turchia”.
Nella sua breve visita in Iraq, il presidente iraniano Armadi Nejad ha esortato Iraq e Turchia a combattere uniti contro il movimento di liberazione kurdo. Le dichiarazioni di questi Stati per quanto riguarda le zone di confine e di Kandil, quale risultato di un accordo stabilito tra Turchia e Iran, hanno aperto la strada a un comune attacco al movimento di liberazione kurdo. Tre giorni prima dell’attacco su Kandil, vi è stata una dichiarazione comune di Turchia, Iran e Iraq per quanto riguardava il territorio controllato dal PJAK. Un giorno prima dell’attacco, hanno volato aerei da ricognizione statunitensi sul territorio in seguito colpito.
E’ estremamente importante dare una risposta alla domanda: „Quali Stati hanno contribuito all’attacco sulla sede del Pjak?“. Si capisce così quali centri di potere sono contro il popolo kurdo. L’attacco della Turchia con l’approvazione e l’appoggio degli USA contro il PJAK, che combatte nel Kurdistan Orientale contro l’Iran, pone molte questioni. Se si considera che l’Iran è alleato in questo con la Turchia, paradossalmente si scorge anche una collaborazione USA-Iran. É possibile pensare a un’unità di intenti USA-Iran contro il movimento di liberazione kurdo? Quali sporchi calcoli si nascondono? Qual è il ruolo dell’Iraq e che tipo di approvazione ha dato a tale attacco? Che posizione assume il governo regionale kurdo in Iraq, pochi giorni dopo che una sua delegazione si è incontrata con una delegazione turca a Baghdad?
Il governo regionale kurdo in Iraq, ma anche altre istituzioni ed organizzazioni nelle quattro parti del Kurdistan, sono invitate a seguire attentamente gli sviluppi e far in modo che nessuno statista kurdo prenda posizione a favore del brutale attacco contro il PJAK, a far sentire la propria voce, a trovare punti di convergenza verso interessi comuni.
Il PUK impedisce l’accesso di giornalisti
ANF, 04.05.2008, Dopo l’attacco dell’aviazione turca su Kandil, i peshmerga del PUK hanno impedito ai giornalisti l’accesso nei territori colpiti.
Questo è valso sia per i giornalisti kurdi che per i rappresentanti delle agenzie di stampa internazionali. Non si sa sino a quando sarà impedito l’accesso. Unicamente il canale televisivo Roj-TV e l’ANF forniscono informazioni sui territori colpiti.
Bombardamento ed embargo
ÖP, 05.05.2008, La popolazione civile a Kandil è stata colpita, oltre che dal bombardamento, anche dall’embargo del governo kurdo. I bambini non possono più andare a scuola, la maggior parte degli insegnanti hanno abbandonato i villaggi. Vi sono enormi problemi di approvvigionamento di generi alimentari e medicinali. Non si effettuano ormai più prestazioni di tipo sanitario. Da tre giorni la gente passa le notti in caverne e bunker che ha costruito da sé. Sono state colpite strade, scuole ed edifici e anche animali d’allevamento.
Abdullah Ocalan: Liberazione di genere-Liberazione dal sessismo sociale
(Articolo tratto dal libro “Difesa di un Popolo”)
E’ particolarmente importante per il processo di democratizzazione comprendere nel modo giusto la questione femminile e il sistema di relazioni e contraddizioni che gravitano intorno a tale questione, che va trattata con un’attenta analisi. Molto tardi i rapporti di forza tra le istanze democratiche e comunali sono diventati oggetti di attenzione delle scienze sociali. E ciò vale ancora di più quando si parla della questione femminile. In tutti gli approcci alla questione, siano essi di natura scientifica, morale o politica, si ritiene alquanto normale quello che succede alla donna. Ed è ancor più triste sapere che la donna stessa è abituata ad accettare questo paradigma come un fatto naturale. E quel che da millenni viene intimato ai popoli, ossia che la loro condizione è naturale e sacra, vale ancor più per la donna. Ciò è in lei addirittura impresso nel pensiero e nell’azione. In questo modo si sono equiparati i popoli alla donna e la donna ai popoli. Questo intendeva dire Hitler quando affermava: „ I popoli sono come le donne“.
Se si fa una ricerca sul fenomeno „ donna“, si constaterà che non viene analizzata solo come genere, ma come stirpe, classe, nazione. Come stirpe, classe, nazione che va repressa con forza. Bisogna rendersi conto che nessuna stirpe, classe o nazione ha subito una sistematica riduzione in schiavitù al pari della donna.
La storia della riduzione in schiavitù della donna non è stata ancora scritta. La storia della libertà della donna, al contrario, aspetta di esser scritta. La riduzione in schiavitù della donna ha a che fare con la diffusione delle strutture gerarchiche e del potere dello Stato. Le gerarchie, letteralmente „governi privilegiati, sacri“, attraverso la schiavitù della donna hanno spianato la strada alla riduzione in schiavitù di altri gruppi sociali. L’uomo è stato reso schiavo dopo la donna. La schiavitù di un genere presenta anche aspetti che si differenziano dalla schiavitù delle classi e delle nazioni. La legittimazione di questa schiavitù, oltre che con l’intensa repressione, si ha anche attraverso raffinate e sentimentali bugie. Le differenze biologiche devono fungere da giustificazione per la schiavitù. Tutto quello che la donna fa, viene svalutato, dequalificato, ritenuto „lavoro per le donne“. La religione vieta la presenza femminile in luogo pubblico, la morale ritiene la sua presenza qualcosa che „non sta bene“. A poco a poco la donna viene tenuta lontana da tutte le attività sociali importanti. Gli uomini, estendendo il loro influsso politico ed economico, istituzionalizzano la posizione di subalternità della donna.
Dopo che l’uomo ha unificato nelle sue mani tutto il potere materiale e spirituale, la donna diventa un essere completamente dipendente da lui, qualche volta supplica, qualche volta la sua dignità viene calpestata, ella accetta il suo destino, si lamenta della sua esistenza e sprofonda in un cupo silenzio. In un certo qual modo si può parlare di un morto vivente. Con delle similitudini rendiamo ancor meglio l’idea. La prima è quella di un uccello in una gabbia dorata. A volte l’uccello viene adornato come un canarino. A volte gli si da una bella voce, come a un usignolo. Ognuno da una forma all’uccello come gli aggrada. Perlopiù è visto come un passerotto. L’altra similitudine è con un gatto che è finito in un pozzo profondo e miagola ininterrottamente. Il suo padrone lo ammaestra perfettamente lanciandogli resti di cibarie. Queste similitudini possono apparire drastiche, ma evidentemente è importante scandagliare in profondità il fenomeno della riduzione a schiava della donna non solo da un punto di vista scientifico ma anche letterario.
La società che si è costruita è pazzescamente sessista. Una delle aberrazioni più brutali è lo stupro, atto eroico per l’uomo; e la donna, come vittima, viene ancor più duramente punita: o con la lapidazione, o rinchiudendola in una casa di tolleranza o escludendola completamente e definitivamente dalla società. Per dirla in modo più volgare: mentre l’uomo è orgoglioso del suo organo sessuale, per la donna esso diventa fonte di vergogna e disonore. Non si è mai esitato a usare semplici differenze fisiche a svantaggio della donna. Lo stesso essere donna è stato reso motivo di vergogna. Anche nell’amore, che sembra cosi sacro, tutto quel che la donna vive appare come imposto dall’uomo. Le figlie femmine sono state sempre disprezzate.
Inevitabilmente si pone la domanda: Perché una simile riduzione in schaivitù? La risposta ha a che fare indubbiamente con la fenomenologia del potere. L’essenza del dominio determina la schiavitù. Se il sistema di dominio è in mano al maschio, deve essere plasmata non solo una parte dell’umanità, bensì piuttosto un genere intero completamente, in conformità con questo potere.
In tal modo, come i detentori del potere intendono i confini statali come confini per l’equilibrio dello Stato e all’interno di questi confini si vedono autorizzati a tutto, così nel modello “micro” si vede, in famiglia, l’uomo come autorizzato a detenere il potere e a far tutto quel che gli aggrada- e se necessario anche ad ammazzare. La donna a casa è già da tempo dominata e controllata e l’uomo dice, nella sua sconfinata idea di proprietà: „La mia donna“. La donna non può rivendicare nessun diritto sull’uomo, con il quale lei si è unita in matrimonio. La brutalità con cui l’uomo dispone della donna e dei figli è enorme. Anche l’origine della proprietà è da ricercare in seno alla famiglia, nella brutalità schiavistica con cui l’uomo dispone della donna. La donna schiavizzata sta alla base della proprietà.
Schiavitù e proprietà si diffondono come onde del mare e si espandono su tutta la società. In questo modo proprietà e schiavitù si ancorano nella struttura del pensiero, del sentire e dell’agire dell’individuo e della società. La società si predispone così a ogni tipo di gerarchia e di struttura di tipo statalista.
Per le donne non sono particolarmente importanti i periodi di crisi, poiché vive sempre e comunque nella crisi. Essere donna significa avere un’identità in crisi. L’unica cosa che lascia sperare nel caos del sistema capitalistico odierno è il fatto che sulla realtà della donna almeno in un certo qual modo si è fatta parzialmente luce. Nell’ultimo quarto del secolo scorso il femminismo ha fatto luce sulla realtà della donna, anche se non basta. Nel caos cresce la probabilità che avvengono mutamenti; più si fa luce su un fenomeno, tanto più possono essere intrapresi dei passi per profondi mutamenti. La liberazione della donna può trasformarsi dall’attuale crisi in elemento vincente.
Può succedere che una generale libertà ed eguaglianza sociale non significhino assolutamente libertà ed eguaglianza per la donna. Sono assolutamente necessari concreta organizzazione e preciso impegno. Un generale movimento di democratizzazione può certamente dischiudere delle possibilità per la donna, ma da solo non condurrà ad alcuna democrazia. La donna stessa deve adoperarsi e costruire i suoi precisi obiettivi democratici e le sue organizzazioni.
Prima di tutto la donna ha bisogno di una definizione di libertà, che spezzi la schiavitù che le è stata inculcata. Il potere nel sistema capitalistico è così saldamente sviluppato da creare visioni roboanti e realtà virtuali: attività umilianti per le donne vengono identificate con la libertà. Basta fare l’esempio della pornografia.
Sebbene la battaglia delle femministe abbia in sé molti elementi densi di significato, tuttavia essi sono ancora molto lontani dal superamento dell’orizzonte delle democrazie occidentali.
Non sanno superare le modalità esistenziali presenti in seno al capitalismo, ma non si può nemmeno affermare che non lo avessero capito completamente. La situazione delle donne richiama alla memoria la visione leninista della rivoluzione socialista. Nonostante tutti i più grandi sforzi e anche se furono vinte molte guerre di posizione, in fin dei conti il leninismo non ha potuto impedire di fornire al capitalismo un prezioso servizio. Può succedere lo stesso al femminismo. La debole forza della base organizzativa, una filosofia non completamente affinata e le difficoltà inerenti alla militanza al femminile hanno come conseguenza una limitazione nelle rivendicazioni. Forse sul fronte delle donne non si riesce a conquistare nemmeno qualcosa che possa essere paragonabile al socialismo reale. Ciononostante il femminismo va visto come passo decisivo, che ha creato consapevolezza sulla questione.
Indubbiamente ogni cosa ha la sua natura, e così anche l’esser donna. La biologia troppo spesso arriva alla conclusione che la donna oltre alla sua socialità, come genere biologico assume il ruolo più importante. Per dirla in breve, la fisicità femminile racchiude quella maschile, ma quella maschile non racchiude quella femminile. Non è, dunque, come nelle Sacre Scritture si dice, che la donna deriva dall’uomo, bensì il contrario: è l’uomo che è fuoriuscito dalla donna. La composizione cromosomica della donna è più estesa di quella dell’uomo. Le stesse mestruazioni, che vengono viste a volte dalle donne come un handicap, dovrebbe esser viste come segno dello stretto legame che unisce la donna con la natura. Le mestruazioni non dovrebbero essere intese come flusso della vita che deve esaurirsi, ma come flusso continuo. L’arteria della vita non è prosciugata. Ci mostra la sua voglia di andare avanti. Quello che da noi viene indicato come „malattia della donna“[1] è in realtà la manifestazione della vita. Ciò dipende dal fatto che la donna rappresenta l’ombelico della vita. I complicati eventi esistenziali si dispiegano già nell’utero, nella pancia della donna. Un bambino che lei partorisce e il suo cordone ombelicale sono gli elementi più nuovi nella catena della vita. Alla luce di questi fatti, l’uomo appare quasi un corollario, un’appendice della donna. Si capisce allora l’insensata ed esasperata gelosia dell’uomo.
Mentre la donna di fronte a lui si mostra serena, l’uomo è sempre ansioso. L’uomo è come un rompiscatole che le ronza intorno. Tutto questo sta ad indicare che la fisicità femminile non presenta debolezze morali, ma assume un ruolo molto più centrale. Per questa ragione, la donna, deve opporsi più di tutto alla cultura patriarcale a lei imposta, che la vede „con manchevolezze e caratteristiche invalidanti“.
Lei deve mettersi nella condizione di far sentire all’uomo che è esattamente il contrario di quanto lui pensi. Questo intendo dire quando dico che la donna deve aver fiducia nel suo corpo.
L’ovvia conseguenza di questa costituzione fisica è che l’intelligenza emozionale nella donna è più fortemente tracciata. L’intelligenza emozionale è un’intelligenza che non ha perduto il suo legame con l’esistenza. Questa intelligenza porta in sé molta empatia e simpatia.
Anche quando si sviluppa in lei l’intelligenza analitica, grazie alla sua plasmata intelligenza emozionale si dimostra più equilibrata e intimamente più vitale e sa meglio evitare la distruttività. Il senso della vita non sarà mai così ben compreso dall’uomo come lo comprende la donna. La donna, lei stessa, possiede la vita[2], ha impressa la capacità di vedere aspetti dell’esistenza „senza trucchi“, chiari e limpidi. Mi sento di affermarlo anche in base alle mie esperienze personali.
L’uomo è colui che affigge alla donna attributi quali „intrigante“, „depravata“ o „puttana“. Nessuna donna, se dipendesse da lei, sente il bisogno di tramare intrighi. Non sarebbe affatto congruo con la sua natura fisica e biologica. Il vero creatore di intrighi e atteggiamenti puttaneschi è l’uomo. Sappiamo che furono gli uomini al potere ad aprire il primo bordello, circa 2500 anni prima della nascita di Cristo, nella capitale del regno dei Sumeri, chiamandolo „musakkatin“. Ciononostante in modo del tutto naturale danno l’impressione che la prostituzione sia un’invenzione al femminile. L’uomo spaccia quel che è opera sua, attribuendolo all’opera della donna; forgia una perversa comprensione dell’“onore“ e fa sì che alla donna mai manchino maledizioni, percosse ed eccidi.
Possiamo dunque ritenere, come risultato di questo excursus, che la donna deve opportunamente resistere agli attacchi ideologici dell’uomo. Deve attrezzarsi contro l’ideologia patriarcale, facendo uso dell’ideologia di liberazione delle donne[3]. Deve dare battaglia e in questo modo superare il capitalismo e anche il femminismo scaturito in seno alla società capitalistica. Deve potenziare, contro la mentalità di dominio e patriarcale, la sua naturale tendenza alla libertà e a un forte legame con la natura. Deve conseguire questo successo principalmente sul piano ideologico. Non si deve dimenticare che la tradizionale sottomissione delle donne non è motivata biologicamente, bensì socialmente. Scaturisce da una posizione di schiavitù interiorizzata. Per questa ragione, la sottomissione deve essere sconfitta sul piano ideologico.
Il movimento delle donne, intraprendendo azioni nella sfera politica, deve essere consapevole che ha di fronte una durissima battaglia da condurre. Se non sa come è possibile politicamente vincere, non otterrà nessuna conquista di lunga durata. Vincere politicamente non significa che il movimento delle donne deve aspirare a uno Stato. Al contrario, lottando contro strutture gerarchiche e statali, deve essere in grado di creare strutture politiche non statali o miranti a formazioni statali. Ciò significa avere come obiettivo una società democratico- ecologica e la liberazione dei generi. Gerarchia e statalismo non si conciliano affatto con la natura femminile.
Per questa ragione il movimento per la libertà delle donne può e dovrebbe assumere un ruolo guida nella costruzione di strutture politiche extra-statali. Conseguire un successo su questo piano significherebbe poter abbattere la schiavitù, anche sul piano politico. E’ necessaria a tal fine una estesa e democratica organizzazione delle donne. Tutte le strutture della società civile, il settore dei diritti umani come pure le amministrazioni comunali, sono ambiti nei quali deve essere organizzata e sviluppata una lotta democratica. Quel che vale per il socialismo, vale anche per la libertà delle donne: la via per la libertà e l’uguaglianza passa per una grande e vincente battaglia per la democrazia. Il movimento delle donne senza la conquista delle democrazia non otterrà libertà ed uguaglianza.
In ambito sociale il problema più importante per la libertà è la questione del matrimonio e della famiglia. Entrambe sono botti prive di fondo. Sebbene per la donna possano apparire una salvezza, in presenza della mentalità sociale dominante non è nient’altro che trasferirsi da una gabbia all’altra. Inoltre è costretta ad affidare il fiore della gioventù alla mentalità di un macellaio. La famiglia è una proiezione dell’autorità, del potere sociale nella testa della gente. Il maschio è il rappresentante del potere sociale nella famiglia, la sua espressione concentrata. Quando la donna si sposa, viene effettivamente schiavizzata. É difficile immaginare un’altra istituzione che schiavizzi come il matrimonio. Nel vero senso della parola, la schiavitù più completa si consolida con tale istituzione, prende piede con la famiglia e così perdura. Non sto parlando dello stare insieme, del legame con un partner e dell’avere una vita in comune. Mi riferisco al matrimonio come istituzione e alla famiglia in senso classico. Per la donna sta a significare definitiva mercificazione, ritiro dalla vita politica, spirituale, sociale ed economica; non le è facile ritrovare se stessa. Se l’istituzione matrimonio non viene radicalmente messa in discussione e non si mira a creare le basi per una convivenza democratica tra i sessi, libera e paritaria, i matrimoni stipulati per soddisfazione di bisogni sessuali oppure di esigenze derivanti da tradizioni familiari, diventano pericolosissime perturbazioni sulla strada di una vita libera. L’indispensabile libertà tra donne e uomini non deve essere cercata in legami quali il matrimonio. Essa si deve realizzare, andando ad analizzare la mentalità dominante, la democrazia e la politica e a trasformare il senso dello stare insieme.
Nessun tema oggigiorno viene così tanto trattato come il tema dell’amore, Mai l’amore è stato così vuoto e in una situazione vergognosa come oggigiorno. Mai nella storia vi è stata tanta confusione sull’idea dell’amore. Si parla di amore in presenza di relazioni scialbe o estremamente pericolose, o di rapporti che durano solo un attimo, sfociano poi in comportamenti criminosi. Nulla dimostra più chiaramente quale concezione della vita abbia il sistema capitalistico.
La situazione dell’amore è il giuramento che presta il debitore, ossia sistema dominante in un ambito che dovrebbe essere il più sacro ma, al contrario, nel quale il sistema dominante mette in vendita l’essere umano e la società. Uno dei compiti più ardui dei rivoluzionari consiste nel ridare vigore all’amore. Vi è bisogno di grande applicazione, di profonda consapevolezza e dell’amore per il prossimo.
La prima condizione dell’amore è che si realizzi nell’ambito della consapevolezza dei nostri tempi. La seconda è che mostri forza di fronte alla follia del sistema. La terza è che gli individui facciano proprio l’obbligo morale di non guardarsi nemmeno negli occhi, fin quando non abbiano realizzato libertà ed uguaglianza. La quarta è che il rapporto tra i sessi sia sottoposto a tali tre condizioni, quali necessità vitali. Dobbiamo renderci consapevoli che ogni atto rappresenterà la negazione dell’amore, se il rapporto tra i sessi consapevolmente non verrà messo in relazione con una morale della libertà e con le esigenze della lotta politico-militare. Coloro che parlano d’amore, di rapporti[4], fintantoché non esistono nemmeno le condizioni basilari per provare, come uccelli, a costruire un nido, mostrano chiaramente che hanno capitolato davanti alla schiavitù del sistema e non sanno apprezzare l’onore di condurre la battaglia per la libertà.
E’ possibile nell’epoca attuale parlare d’amore solo se emergono personalità capaci di condurre la società fuori dal caos, verso la libertà. Queste personalità devono lasciarsi alle spalle Laila e Majnun e le comunità sufi[5] e allo stesso tempo assumere un atteggiamento scientifico. Solo così possono dimostrare la loro eroicità, il loro valore e avere successo.
I problemi dell’uguaglianza sociale ed economica della donna possono essere risolti solo attraverso un’analisi del potere politico e attraverso un processo reale di democratizzazione. Non ha senso una semplice ed arida uguaglianza giuridica, senza una politica democratica, senza progressi che mirano alla libertà.
La cosa migliore sarebbe interpretare l’atteggiamento nei confronti della donna come una rivoluzione culturale. La cultura esistente, con il suo insieme di problemi e relazioni, in questo campo non può mirare a una ragionevole via di libertà, nonostante buone intenzioni e grandi sforzi. Un’identità radicalmente libera si realizza unicamente se si comprende il sistema del relazionarsi con la donna, ossia se si comprendono le relazioni donna-uomo e le si supera. Va compreso che non si va avanti nemmeno di un millimetro se si copre il capo appellandosi alla tradizione e si scambia la pornografia per modernità. Va scandagliato il ruolo della schiavitù e potenziato il desiderio di libertà. Essi devono sapere che non vi sarà libertà in nessun ambito politico e sociale e nessuna conquista, né soluzioni e trasformazioni, se non si compiono autentici passi in avanti verso la libertà della donna e la sua reale liberazione.
Il primo criterio per la libertà, per l’uomo si basa sul fatto che l’aspirazione alla libertà non conduce a un’autentica identità libera se non si supera il dualismo tra maschio dominante e la donna schiavizzata. Se non si demolisce il rapporto di potere e di proprietà nei confronti della donna, non si realizzerà mai una relazione libera tra uomo e donna.
Il nostro secolo va visto come epoca nella quale la donna farà sentire forte la sua voce. Le donne dovrebbero inventarsi e costruire istituzioni che durino nel tempo. Occorreranno 100 anni. Forse ci vorranno dei partiti al femminile. Lo scopo e compito principale di questi partiti dovrebbe essere di elaborare principi fondamentali politici ed ideologici di libertà, trasformarli in prassi e esercitarne un controllo.
Per la moltitudine di donne, in particolar modo nelle metropoli, al posto delle progettate case per donne profughe, andrebbero pensati luoghi e spazi di libertà. Chissà, forse del tipo “parchi culturali delle donne libere”. Questi parchi culturali sono ancora più necessari laddove né famiglia né scuola, per via della loro evidente struttura, sono in grado di occuparsi della formazione della donna. Istituzioni per la formazione, la produzione e i servizi potrebbero assumere il ruolo di templi al femminile, per donne e ragazze.[6]
Non si può vivere senza donne, ma non si può vivere con la donna così come è adesso. Probabilmente non esiste un rapporto più distruttivo di quello tra un uomo e una donna, così grondante di schiavitù. Nel sistema capitalistico ci si aspetta che il grande amore dia forza. Vere eroine ed eroi, realmente innamorati, devono plasmare tale forza nella libertà della donna; in tal modo devono trovare una via d’uscita dal caos finale!
[1] Nella lingua turca „ malattia della donna“ è la definizione comune per intendere il ciclo mestruale.
[2] Nella lingua kurda, che appartiene al ceppo linguistico indo-europeo il termine „jin“ sta ad indicare sia la vita che la donna.
[3] A partire dall’8 marzo 1996 s’intende come „ideologia di liberazione delle donne“ l’ideologia dell’auto-organizzazione delle donne in seno al movimento
[4] Qui si intende il gruppo di Osman Öcalan. Quest’ultimo ha sposato una donna 30 anni più giovane di lui e ha apertamente ammesso d’aver sabotato il movimento delle donne,
[5] Si tratta di un filone della mistica islamica che attribuisce all’amore verso Allah un ruolo decisivo.
[6] Öcalan si riferisce ai templi più antichi della Mesopotamia che svolgevano queste funzioni.
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