lunedì 25 ottobre 2010

ITA: Kurdish Info - dicembre 2009

KURDISH INFO BOLLETTINO
DICEMBRE 2009
 INDICE
  • A Bulanik si è mostrata la politika del massacro
  • I mass media turchi incitano alla Guerra
  • Ahmet Turk: AKP ha massacrato la Democrazia
  • Karayilan: La corte suprema ha rafforzato la decisione dello stato
  • Mustafa Karasu: La mentalita' non e' cambiata
  • L'imbarazzo dei diritti umani in Turchia
  • Lo stato turco terrorizzando gli arresti, continua a funzionare il caos!
  • Gli amici di Aydin Erdem boicottano le loro Universita
  • No alla condanna a morte di Zeinab Jalalian


A Bulanik si è mostrata la politika del massacro
Kurdish Info 16.12.2009- Lo Stato turco ha dato il via alla politica di massacro dei kurdi. Dopo gli attacchi armati antikurdi a Amed, Gever e Istanbul, ce ne sono stati altri a Mus. Due persone sono state uccise a Kop in proteste unitarie contro la chiusura del DTP e contro le condizioni detentive di Ocalan, quattro dei feriti sono in condizioni critiche. I commercianti di Bulanik (KOP in curdo), distretto di Mus, avevano deciso una serrata unitaria di protesta
La folla aveva intenzione di marciare lungo Aslanpaşa High Street per poi rilasciare una dichiarazione pubblica ma è stata attaccata dalla polizia con lacrimogeni e getti d’acqua compressa. La situazione è degenerata quando un negoziante  Turan Bilen ha aperto il fuoco contro la folla con un kalashnikov.
Necmi Oral e Kemal Ağca colpiti al cuore ed alla testa sono morti sul colpo. Altre otto persone sono state ferite gravemente e quattro sono in condizioni critiche.
L’attacco ha avuto luogo proprio di fronte alla polizia. Sabahattin Göçmen, presidente del foro degli avvocati di Mus, ha affermato che l’attacco era pianificato e che stranamente il negozio di Bilen era l’unico che non aveva aderito alla serrata.
Göçmen ha aggiunto che la gente è stata indirizzata a  proposito su quella strada dalla polizia: “Lça polizia è stat viusta sul luogo del massacro dalle 6 di mattina. Durante l’incidente sono stati sparati colpi di G3 e Kalashnikov.”

Chi e’ TURAN BILEN?
Bilen apparentemente gestisce un negozio di tessuti. Non si sa come ma questo commerciante ha l’autorizzazione a detenere un Kalashnikov.
Egli ha affermato di lavorare per la Jitem e di essere una guardia di villaggio volontaria. Bilen e la sua famiglia sono state portate via dalla città scortate dalla polizia in elicottero. Bilen è di Mardin ed ha discendenze arabe.
La sua famiglia è stat coinvolta in un attacco ad una organizzazione kurda nel 1978. Suo padre Serif è ritenuto il colpevole dell’uccisione di due guerriglieri del PKK nel 1992.
Il massacro di Mus è quindi molto più complesso rispetto al quadro proposto dai media turchi che hanno parlato di provocazioni dei kurdi al negoziante. Il suo passato ne è la prova.
Bilen è anche considerato uno dei fondatori del MHP a Kop e si era già reso responsabile di provocazioni contro dimostranti del DTP in passato. Il mitragliatore da lui detenuto aveva legale autorizzazione. Si è appresso che dopo il fatto l’uomo non è stato posto sotto arresto  ma portato via, con la sua famiglia, in elicottero.
Ciò è stato confermato dal governatore di Mus, Erdoğan Bektaş: “Abbiamo messo Bilan sotto protezione”. Erdogan ha descritto l’incidente semplicemente come la reazione di un commerciante a delle provocazioni, come se una reazione armata fosse una cosa normale. Il caso, secondo il governo, è da circoscrivere alla semplice risposta ad una provocazione.

I mass media turchi incitano alla Guerra
Kurdish Info 16.12.2009- I mass media turchi, che per anni sono stati uno strumento della “guerra speciale” contro la crescita del Movimento kurdo di liberazione, stanno oggi tentando di
fomentare una guerra civile.  Siti internet, giornali, radio e
televisioni non hanno più limiti nei loro monologhi anti kurdi e anti
PKK. Seguendo le direttive dell’AKP e dello Stato turco, stanno
chiudendo un occhio sulla condizione di Ocalan, focalizzando la loro attenzione nel tentativo di minare e brutalizzare la questione principale.
Imprigionato in una cella dentro una cella, hanno imposto una morte lenta ad Ocalan ed al popolo kurdo. La dimostrazione che il programma di apertura democratica dell’AKP non è altro che un programma di eliminazione ha permesso ai media turchi di modificare il loro linguaggio.
In agosto, quando la road map di Ocalan era la questione principale in agenda, i media turchi avevano un linguaggio assai pacifico.
Seguendo la road map di Ocalan e i positivi riscontri delle autorità governative, i media turchi iniziarono a dare sostegno al progetto; per poi ritornare ancora una volta ad un  linguaggio guerrafondaio come prima opzione. Ci sono state grosse speranza quando, seguendo le indicazioni di Ocalanb, il KCK inviò dei gruppi di pace in Turchia.
Il saluto di milioni di persone ai gruppi di pace non fu comunque accettato con favore dalle autorità. Alcune lobbies tentarono di tramutare la “risoluzione democratica” del DTP in una campagna di linciaggio.
A seguito del peggioramento delle condizioni detentive di Ocalan, i media turchi completarono il loro voltafaccia. Questo voltafaccia può essere ben osservato leggendo gli artcoli della stampa nazionale:
Il colonnista di Hürriyet, Oktay Ekşi, ha affermato che il DTP ha voluto essere messo al bando e che date le prove sarebbe dovuto comunque essere chiuso. I fratelli Altan, Ahmet e Mehmet, supposti democratici, debbono aver perso il loro buon senso scrivendo frasi come “L’unica preoccupazione di Ocalan è che la sua cella è diventata più piccolo di qualche centimetro”.
Simili espressioni sono state usate da giornalisti seguiti dai kurdi. L’opinionista di Milliyet,  Ece Temelkuran, ha affermato che il processo in corso non può più essere gestito dalla politica. Mentre l’opinionista di Vatan, Can Atakl, ha ditto che lo polizia potrebbe sfuggire dal controllo dello Stato.
Sembra che la stampa turca che, per 30 anni ha mangiato grazie a questa guerra sporca, continui ad esserne lo sponsor principale.

Karayilan: La corte suprema ha rafforzato la decisione dello stato
Kurdish Info 16.12.2009- Il Presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Murat Karaiylan, ha affermato che la decisioni dei parlamentari del DTP di ritirarsi dall’assemblea è stata una decisione di principio: “ I kurdi gli hanno dato il diritto di fare politico a loro nome. Debbono sapere che il popolo kurdo li sosterrà approvando le loro posizioni forti e determinate”.
Rispondendo alle domande poste dall’agenzia stampa Firat, Karayilan ha detto che la Turchia sta tentando di eliminare il diritto kurdo alla rappresentanza politica, relegando la soggettività kurda in una posizione minoritaria:
“La Corte costituzionale non ha applicato la legge ma l’unanime decisione dello Stato. Tutto ciò è stato fatto per marginalizzare la guerriglia e porre le basi per l’eliminazione del nostro movimento. Il primo punto di questo pinao è l’attacco al nostro Leader, il secondo il bando del DTP, il terzo l’eliminazione della guerriglia con un attacco totale. Per questo hanno avuto degli incontri negli USA e nel Kurdistan meridionale. Erdogan ha detto che i metodi militari non sono sufficienti per eliminare il PKK e che sarebbe stato necessario aggiungere metodi psicologici, economici e diplomatici per raggiungere questo obbiettivo. Questi sono gli aspetti che ora tentano di sviluppare”.
Karayilan considera l’AKP il principale responsabile della chiusura del DTP e ha commentato l’abbandono da parte dei deputati del DTP della Grande assemblea nazionale nel modo seguente: “La decisione dei deputati del DTP di abbandonare la Grande assemblea nazionale è corretta. I kurdi la sostengono e seguono i loro rappresentanti. Questo accade perché la situazione è vissuta come un attacco al popolo kurdo. Bisogna disconoscere questa decisione e combatterla. La decisione dello Stato turco non ha valore per il popolo kurdo”.
Sulle condizioni di Ocalan Karayilan ha detto: “In nessuna altra parte del mondo il Leader di un popolo è tenuto prigioniero in una tale condizione di isolamento e tortura. Invece l’AKP e lo Stato turco stanno commettendo questo crimine”.
Egli ha anche affermato che non è dei kurdi la volontà di risolvere la questione con le armi ma dello Strato turco:
“ Vogliono risolvere la questione tenendo i kurdi prigionieri. Sono l’AKP e lo Stato turco che lo vogliono. Le politiche dell’AKP ci hanno portato in un cul-de-sac. Siamo ad una svolta di guerra”.
Karayilan ha aggiunto: “Noi non premeremo il grilletto ma le nostre dita sono sul grilletto. Più precisamente, l’unica nostra scelta è essere vigili e contrastare gli attacchi che arriveranno.  È chiaro che un piano di eliminazione è in agenda. Dobbiamo essere pronti per tutti gli sviluppi. Se sotto attacco i kurdi hanno diritto all’autodifesa. Stiamo affrontando la situazione come richiesto dalle circostanze e seguiremo gli sviluppi in corso”.

Mustafa Karasu: La mentalita' non e' cambiata
Kurdish Info 15.12.2009-Il membro del Consiglio esecutivo del KCK, Mustafa Karasu, ha analizzato la chiusura del DTP nel programma 'Roj Aktüel' trasmesso da Roj Tv. Condannando con forza la decisione Karasu ha aggiunto: “Loro non possono nemmeno tollerare un partito legale che difende i diritti dei kurdi nella scena politica democratica, è in atto un genocidio di lungo termine.
La Turchia non ha intenzione di risolvere pacificamente la questione kurda. Non tollerano la presenza dei kurdi nella politica democratica. Dire cose come “hanno collegamenti col PKK” sono solo scuse. Significa solo che in Turchia
non c’è spazio per un partito che difende i diritti dei kurdi. Vogliono una democrazia senza kurdi. Se i kurdi non lottano per i loro diritti va tutto bene ma se di mezzo c’è la questione kurda llora non è solo la Stato ama anche i mass media e i supposti intellettuali liberali che si rivoltano contro il DTP ed i kurdi”.
Karasu ha affermato che i turchi vogliono dissolvere i kurdi nella turchità e comnetando l’esempio di Herri  Batasuna ha affermato: “Se loro accettano l’autonomia in Spagna pensi che il PKK direbbe di no?”
Karasu ha dato due ragioni per spiegare la chiusura del DTP: “Il Primo ministro ha detto che non avrebbe accettato il DTP come interlocutore se questo non avrebbe dichiaro che il PKK è una organizzazione terroristica. Se non dite che il PKK è una organizzazione terroristica non avrete la nostra legittimazione.
Adesso hanno bandito il DTP perché non lo hanno voluto legittimare. Il secondo motive è che la vecchioa politica verso
I kurdi ha fallito.  Tutti lo comprendono. Questo non significa che la Turchia ha iniziato una nuova politica verso I kurdi. Tranne che portare avanti un lento genocidio kurdo”.

No alla condanna a morte di Zeinab Jalalian
Zeinab Jalalian, una giovane politica kurda di 27 anni, è stata condannata a morte in Iran. Il regime iraniano sta continuando i suoi crimini contro gli attivisti politici kurdi ed è pronto a commettere una nuova esecuzione.
È stata arrestata nella città di Kermanshah in Iran, dalle Forze di sicurezza iraniane e trasferita a Sepah presso l’ufficio dell’intelligence dei Pasdaran. La corte rivoluzionaria di Kermanshah ha effettuato un breve processo, durato pochi minuti, senza la dovuta diligenza e la rappresentanza legale. Accusata di appartenere ad un partito politico kurdo e di combattere Dio è stata condannata a morte. Egregie organizzazioni dei diritti umaniIl mio nome è Zeinab Jalalian e sono una donna kurda di 27 anni, prigioniera politica in un carcere iraniano.
La mia condanna a morte è stata confermata dalla Corte suprema dell’Iran.Attualmente sono malata a causa delle torture e non ho alcun avvocato che mi difenda. Vorrei dirvi che il mio processo è durato soltanto alcuni minuti.La corte mi ha detto: “Sei una nemica di Dio. Sarai impiccata molto presto”. Questo è stato il mio processo.Ho chiesto ai giudici di avere il permesso di dire addio a mia madre ed alla mia famiglia, prima dell’esecuzione, mi ha risposto “fai silenzio” ed ha rigettato la mia richiesta. Zeinab Jalalian Dalla sua petizione La sua condanna è stata confermata dalla Corte suprema dell’Iran attraverso una breve nota inviatale lo scorso 26 Novembre 2009. Attualmente è malata a causa della condizioni detentive e delle torture. Non ha alcuna avvocato che la difende. La Corte le ha detto: “Sei una nemica di Dio. Sarai impiccata molto presto”.
Ha chiesto ai giudici di avere il permesso di dire addio a sua madre ed alla sua famiglia, prima dell’esecuzione, le ha risposto “fai silenzio” ed ha rigettato la sua ultima preghiera. Dopo il caso di Ehsan Fatahyan il regime iraniano sembra voler prendere la stessa linea contro Zeinab Jalalian.Ti chiediamo di non restare silente in queste giorni drammatici, il regime iraniano non avrà esitazioni nel prendersi la vita di questa giovane attivista!

Nessun commento:

Posta un commento